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Dopo avere ascoltato il loro
singolo ed avere intervistato il singer Rickard Andersson ero praticamente
sicuro che il debutto degli Enemies Swe sarebbe stato un regalo con fiocco
e controfiocco. Insomma mi sarei volentieri giocato qulcosa di importante
(le palle!) in qualche scomessa, del tutto sicuro di vincerla. Ed ora che
il primo full length della band si è concretizzato con "Behind
The Enemy Lines" posso dirvi che avevo perfettamente ragione indicandovi
senza indugi gli Enemies Swe come la nuova promessa scandinava dopo gli
oramai affermati Backyard Babies, The Hellacopters, Hardcore Superstar e
Gemini Five. Tuttavia, gli Enemies Swe non sembrano ricalcare in carta carbone
il percorso seguito dai loro sopra citati e celebri connazionali, e pur
non dimenticando la melodia il combo di Stoccolma ha un'eccezionale predilezione
per suoni potenti, sporchi e ruvidi; un'anima sleazy a tutti gli effetti!
Così gli 11 brani di questo lavoro rivestono con una produzione perfettamente
aggiornata al XXI° secolo, l'insegnamento di Shotgun Messiah, Nasty
Idols, Guns'n'Roses ed Alice Cooper. Quello che ne esce è una ondata
dall'energia anomala, nella quale a giocare un ruolo fondamentale sono le
efferate evoluzioni delle chitarre di Anders Langerin e Simon Karlsson,
comprimarie con la voce marcia, tossica ed abrasiva di Ricki. Per capire
l'antifona basta davvero poco, infatti l'anthemica "Powetrain"
apre subito a tutto gas: refrain diretto e semplice, intermezzo lievemente
modernista, elettricità allo stato brado ed un impatto che non lascia
il minimo scampo. Il coltello continua ad affondare e con "The Enemy"
un retrogusto a la Gemini Five si può anche notare, ma attenzione...
Da queste parti l'attitudine è davvero molto più cattiva!
Non c'è tregua, in "Mainstrem King", dall'intro a base
di Southern Confort e dalle venature a tratti Cooperiane, viene a farci
visita l'armonica dell'ospite Dennis Palsson (bassista dei Rise And Shine,
band di Stoccolma che ho apprezzato grazie a "Roadflower", album
uscito nel '99 per l'italiana Black Widow Records) mentre i vorticosi riffs
della ultra dinamica "Slice And Diced" spaccano senza mezzi termini!
"Nasty Idols" suona più tonda e lenta, come se nel DNA
dei nostri si fosse pure fatta stada una lievissima impronta orientata allo
stoner, mentre "Elvis in Brooklyn" deraglia impazzita sui veloci
ritmi dettai dal batterista Marco Siila. Documentandosi si scopre pure che
Marco faceva parte di una pop band ben nota in Svezia, ovvero i Friends,
che avevano la particolarità di essere stati creati a tavolino mediante
un concorso televisivo. Se interpreto bene le fonti delle notizia, siamo
di fronte alla versione nordica di "Amici", e allora... rabbrividisco!
In "Superstar" fanno pure comparsa i cori femminili ad opera di
June Hammervald, Caroline Lerjerud, Linda Byman e Izabelle Wall, mentre
"Back With The Bulletz" sfodera un riffing strutturalmente devoto
agli immarcescibili AC/DC. Ma non perdete tempo nel leggere questa recensione,
e mentre ascolto il botto finale titolato "Rock N Roll School",
correte al negozio più vicino a casa vostra ed ordinate senza indugio
la vostra overdose quaotidiana di sleaze rock. Enemies Swe... semplicemente
da sballo! Recensione Realizzata da Bruno Rossi |
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